BIOSSIDO DI TITANIO: LA DIMENSIONE DELLA PARTICELLA CONTA


Micro e nanoal diminuire delle dimensioni aumentano superficie specifica e reattività della particella
Via inalatoriaprincipale via di esposizione professionale durante manipolazione, lavorazione, manutenzione e pulizia
Effetti nel tempoil danno alla salute può manifestarsi anche dopo anni o decenni dall’esposizione

Biossido di titanio: una sostanza comune, un rischio da non sottovalutare

Il biossido di titanio (TiO₂) è una sostanza largamente utilizzata in numerosi processi produttivi. Ma quando si parla di esposizione professionale, conoscere la sostanza non è sufficiente: conta anche la dimensione della particella. È da questo presupposto che parte il nuovo fact sheet pubblicato da INAIL, che analizza il TiO₂ distinguendo tra forme micrometriche e nanometriche.

Perché la dimensione della particella conta: dal micro al nano

Al diminuire delle dimensioni aumentano superficie specifica e reattività superficiale: caratteristiche che possono influenzare il comportamento delle particelle e la loro interazione con l’organismo. Una valutazione del rischio chimico che si fermi alla sola scheda di sicurezza della sostanza, senza considerare in quale forma viene effettivamente utilizzata in azienda, rischia quindi di essere incompleta.

Inalazione: la principale via di esposizione professionale

L’esposizione professionale è principalmente legata all’inalazione di polveri, soprattutto durante manipolazione, lavorazione, manutenzione e pulizia. Il problema, in questi casi, è che il danno alla salute non necessariamente si manifesta nell’immediato: gli effetti di un’esposizione professionale possono svilupparsi nel tempo e, per alcune patologie correlate agli agenti chimici, anche dopo anni o decenni dall’esposizione.

La prevenzione non può fermarsi ai DPI

Per questo la prevenzione non può basarsi soltanto sulla percezione del rischio o sulla presenza dei dispositivi di protezione individuale. Occorre valutare:

  • quanto agente viene aerodisperso nell’ambiente di lavoro;
  • in quale forma si presenta — micrometrica o nanometrica;
  • attraverso quali lavorazioni viene generato o manipolato;
  • a quale esposizione reale è effettivamente sottoposto il lavoratore.

Solo a partire da questa analisi è possibile adottare, prioritariamente, misure tecniche e organizzative realmente efficaci — prima ancora che dispositivi di protezione individuale.

Un rischio che oggi non produce sintomi non significa necessariamente che sia un rischio trascurabile. La valutazione deve guardare anche e soprattutto a ciò che può accadere nel tempo.

— I professionisti di Gruppo Bertoni

La tua azienda utilizza TiO₂ o nanomateriali?

Nella tua azienda vengono utilizzati prodotti contenenti TiO₂ o nanomateriali? La valutazione dell’esposizione è il primo passo per capire se le misure di prevenzione adottate sono realmente efficaci. Il nostro team affianca le aziende del Piemonte nella sicurezza sul lavoro, dalla valutazione del rischio chimico alla sorveglianza sanitaria con la medicina del lavoro, fino alla formazione specifica per chi manipola queste sostanze.

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